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 Oggetto del messaggio: Parkour e arti marziali...
Messaggio Inviato: gio giu 04, 2009 9:03 pm 
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Ciao a tutti,

sono molto nuovo del parkour, mi sono allenato tipo solo 2 volte ma non posso fare a meno di notare alcune cose.. :D

dopo un anno emmezzo passato ad imparare arti marziali cinesi (nella fattispecie wushu tradizionale anche meglio conosciuto come kung fu) e sanda, il primo impatto con l'allenamento parkour mi ha fatto subito rimarcare delle cose ai miei occhi interessanti

il parkour allena tutto il corpo come la disciplina che praticavo.. il genere di allenamento è molto simile addirittura negli esercizi, ma questo può variare talmente tanto...

la cosa che però mi ha colpito di più è la forte disciplina. L'allenamento è pesante e richiede concentrazione e forte autodisciplina e motivazione, questo fa crescere la stima in se stessi per ogni progresso che faticosamente si ottiene... come nella pratica di arti marziali tradizionali...

percepisco potenzialità  davvero interessanti a livello di benefici fisici e mentali nel parkour e questo mi sta motivando a scoprire cosa succederà  a continuarne la pratica :D

essendo cosi nuovo a questo genere di cose non so se sto scrivendo boiate o meno... ma i due allenamenti fatti fin'ora mi hanno molto ben impressionato e mi hanno fatto sentire appagato come quando mi dedico alla pratica marziale


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Messaggio Inviato: lun giu 08, 2009 10:50 am 
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Milan Monkey

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Non ho mai praticato delle arti marziali, ma a detta di molti (dello stesso David Belle) il parkour può essere visto come un'arte marziale per certi aspetti..

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Messaggio Inviato: mar giu 09, 2009 3:04 pm 
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IlRosso ha scritto:
Non ho mai praticato delle arti marziali, ma a detta di molti (dello stesso David Belle) il parkour può essere visto come un'arte marziale per certi aspetti..


tu non lo sai ma il parkour è zen :D

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<== Impariamo da chi il Parkour lo fa per vivere.. lol

http://www.youtube.com/watch?v=1AZn5nWIj_g
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Messaggio Inviato: mar giu 09, 2009 3:58 pm 

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BuRzO ha scritto:
IlRosso ha scritto:
Non ho mai praticato delle arti marziali, ma a detta di molti (dello stesso David Belle) il parkour può essere visto come un'arte marziale per certi aspetti..


tu non lo sai ma il parkour è zen :D

se ridici una cosa così al rosso mi sa che ti uccide :D

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Messaggio Inviato: mar giu 09, 2009 5:51 pm 
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ho anche io questo sospetto... :lol: :lol: :lol: :lol:

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Messaggio Inviato: mar giu 09, 2009 6:02 pm 
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Milan Monkey

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BuRzO ha scritto:
IlRosso ha scritto:
Non ho mai praticato delle arti marziali, ma a detta di molti (dello stesso David Belle) il parkour può essere visto come un'arte marziale per certi aspetti..


tu non lo sai ma il parkour è zen :D

Non so se la tua frase sia seria o ironica. Spero sia seria. :shooter:
In ambedue i casi però potrebbe interessarti questo articolo, scritto da un bravissimo traceur di bergamo, Gato.

Lo zen e l'arte di meditare facendo parkour
La perfetta Via è priva di difficoltà 

Hsing Hsing Ming




Le dottrine, di qualsiasi stampo e provenienza, mi sono sempre andate strette. Il tradizionale sommario dello Zen dice, però:

Al di fuori della dottrina; indipendente dalla tradizione.

Non fondato su parole e su lettere.

Diretto alla mente umana.

Discernente la propria natura, attingente alla Buddità .


Interessante, mi sono detto. La ricerca era cominciata.




àˆ l'atto puro, l'azione diretta che lo Zen predilige, assieme a tutti quei modi di rapportarsi all'esperienza senza troppi vincoli culturali e dunque all'intuizione. [...] Obiettivo dello Zen è pervenire al satori, l'illuminazione che porta a un più alto livello di coscienza. Satori e vuoto sono due concetti complementari che si sostengono l'un l'altro, e proprio dalla concezione zen del vuoto è possibile capire la differenza tra il Nirvana della tradizione buddhista e il satori. Se il primo si presenta infatti fondamentalmente come rinuncia al mondo e distacco da esso, proprio come nell'ascetica noluntas di Schopenhauer, il satori si propone una partecipazione attiva e consapevole al mondo e non una fuga da esso. Lo Zen preferisce l'attività  alla speculazione intellettuale e si distingue dalle altre scuole buddhiste per aver reso essenziale e centrale la cosiddetta pratica nel raggiungimento del satori. [...] Tra le pratiche zen si distingue in modo particolare lo zazen, la meditazione stando seduti. [...] Un'altra pratica è il kin-hin (let. "marciare in linea retta nel verso della trama di un tessuto"), la meditazione camminando (tratto dalla voce Buddhismo Zen di Wikipedia).
Fortunatamente, ci è possibile non solo sentir parlare dello Zen, ma anche vederlo. Dato che “una dimostrazione vale più di 100 parole”, l'espressione zen nelle arti ci fornisce uno dei modi più diretti per intenderlo. [...] La immediatezza delle pitture sumi e degli haiku, e la totale presenza di spirito richiesta nel kendo, manifestano la ragione vera per cui lo zen si è sempre definito il metodo del risveglio istantaneo. [...] Se infatti apriamo i nostri occhi e distinguiamo nettamente, risulta ovvio che non esiste altro tempo che questo istante, e che il passato e il futuro sono astrazioni senza una concreta realtà . (A.W.Watts, La via dello Zen, Feltrinelli)
Veniamo a noi. Praticare il Parkour, a mio avviso, è 4 volte zen. In prima istanza ci obbliga a risvegliare un livello di coscienza più arcaico, più naturale: ci troviamo, spesso, di fronte alla evidente efficacia di seguire il movimento del proprio corpo, piuttosto che organizzarlo. Questo accade tutte le volte che tracciamo in maniera fluida, affrontando ogni elemento dell'ambiente senza fermarci a pensare a “come sarebbe meglio fare”, per esempio senza soffermarci sul calcolo di quale piede deve staccare e dove deve trovarsi al momento del balzo. In pratica, il Parkour, ci invita ad ascoltare il nostro istinto.
In secondo luogo, invece, la volontà  di superare i propri limiti mentali e fisici (unita alla crescente drammaticità  delle conseguenze di un fallimento), ci costringe alla massima concentrazione. Nel momento della preparazione di un precision tra due sbarre, la nostra mente si focalizza solo sul sà© e sull'obiettivo. In quei momenti si raggiunge uno stato di totale presenza di spirito, passato e futuro si sfocano e svaniscono, nella necessità  di non sbagliare. Anche Yamamoto Tsunemoto ci viene in aiuto con l'Hagakure, ricordandoci che:




Nella vita la cosa più importante è quella di vivere il momento presente con la massima attenzione. Tutta l'esistenza non è altro che un susseguirsi di un momento dopo l'altro. [...]

Bisognerebbe vivere con l'attenzione a ogni momento, ma gli uomini si lasciano sfuggire il momento presente per andare in cerca di altre cose e così non arrivano mai a realizzarsi.

Per vivere con la continua attenzione al momento presente è necessaria una lunga perseveranza nella pratica, ma, una volta che si è raggiunto questo stato di attenzione, anche quando non ci si pensa, non ci si allontana.


Un terzo aspetto del Parkour è, secondo me, degno di nota: esso sviluppa la capacità  di giocare con le categorie della mente, sottolineandone la relatività . Quando ci si aggira per la città  osservando possibili tracciati o intuendo modi inconsueti di raggiungere luoghi fuori portata, stiamo uscendo dal modo comune di vedere il proprio ambiente. Abbiamo ampliato uno schema mentale fisso, lo stiamo arricchendo di nuove possibilità , prima impensabili. Un maestro zen stava prendendo il the con due suoi discepoli quando all'improvviso gettò il suo ventaglio a uno di loro, dicendo: "Che cos'è questo?" Il discepolo aprì il ventaglio e si fece vento. "Non c'è male" fu il commento del maestro. "Ora te". Egli proseguì passando il ventaglio all'altro discepolo, il quale subito lo chiuse e si grattò il collo. Ciò fatto, lo aperse di nuovo, vi pose sopra un pezzo di torta e l'offerse al maestro. Questo fu considerato ancora meglio, poichà© quando mancano i nomi il mondo non è più “classificato entro limiti e confini” (A.W.Watts, La via dello Zen, Feltrinelli).
In fine, il nostro amato Parkour ci insegna a riconoscere l'importanza del vuoto, come del pieno.

Un vaso è fatto di solida argilla, ma è il vuoto a renderlo utile. [...]

Dunque per utilizzare ciò che è, devi utilizzare ciò che non è.

Lao Tzu


Noi potremmo dire che un salto è solo un movimento, ma è il vuoto che lo rende “utile”, ed è l'equilibrio dinamico tra “vuoti” e “pieni” che lo trasforma in un precision.
Tracciare ci aiuta ad ascoltare di più il nostro istinto e a focalizzare la mente sul presente, queste due cose unite ci permettono crescente armonizzazione tra mente e corpo. Pensare ai tracciati amplia le nostre vedute, attribuire valore al vuoto è formativo. Ecco perchè il Parkour è meditazione Zen in movimento.

Beh, sono solo riflessioni...



Gato

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Messaggio Inviato: mar giu 09, 2009 7:01 pm 
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ti ringrazio per ciò che hai riportato, è in effetti l'espressione a pensieri di ciò che è il pensiero Chan o lo Zen

I pensieri sono stati arricchiti con nomi sicuramente molto importanti di esponenti che hanno reso un grande servizio a molti scrivendo testi importantissimi come l'Hagakure (Yamamoto Tsunetomo) e l'arte della guerra (sun zi o Lao Tzu) da cui Gato ha preso i pieni e vuoti, concetto significativo di Yin e Yang.

I monaci shaolin sono dediti alla filosofia Chan; da quello che ho imparato nella pratica effettiva dell'arte marziale tradizionale, ti posso dire (da qui l'origine del mio post) che quando pratichi una forma, la puoi praticare con l'unico fine ginnico (e questa non è arte marziale) oppure mettendo una miscela di grande concentrazione e non pensiero (principio molto importante nella meditazione) questo rende la forma che stai praticando una effettiva meditazione in movimento.

Il parkour da quel poco che ho potuto vedere, può essere inteso come semplice gesto ginnico, ed in questo caso produce persone che stanno in forma e bene fisicamente e che fanno anche dei bei salti, oppure può essere inteso in maniera più spirituale in quanto, (e da qui scrivo solo in base alle pochissime sensazioni che ho avuto, e a quello che ho colto vedendo altri praticare) effettivamente un traceur arriva da un punto A a un punto B e quando gli chiedi "come hai fatto? cosa hai usato per arrivarci?" lui ti dice "boh" perchè ci arriva senza pensare che ha fatto un monkey vault su una ringhiera piuttosto che altro

esattamente come quando un maestro, trovandosi a malpartito combatte con 3 o 4 persone e le lascia tutte a terra, arriva alla fine del combattimento che non sa come ha fatto a tirarle giù tutte e quattro

questo è il lato meditativo del parkour. Ovviamente questa è la riflessione di un neofita che ha percepito qualcosa nei gesti che ha visto fare più che altro da altri.

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Milan Monkey

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BuRzO ha scritto:
Il parkour da quel poco che ho potuto vedere, può essere inteso come semplice gesto ginnico, ed in questo caso produce persone che stanno in forma e bene fisicamente e che fanno anche dei bei salti, oppure può essere inteso in maniera più spirituale in quanto, (e da qui scrivo solo in base alle pochissime sensazioni che ho avuto, e a quello che ho colto vedendo altri praticare) effettivamente un traceur arriva da un punto A a un punto B e quando gli chiedi "come hai fatto? cosa hai usato per arrivarci?" lui ti dice "boh" perchè ci arriva senza pensare che ha fatto un monkey vault su una ringhiera piuttosto che altro

esattamente come quando un maestro, trovandosi a malpartito combatte con 3 o 4 persone e le lascia tutte a terra, arriva alla fine del combattimento che non sa come ha fatto a tirarle giù tutte e quattro

questo è il lato meditativo del parkour. Ovviamente questa è la riflessione di un neofita che ha percepito qualcosa nei gesti che ha visto fare più che altro da altri.

Non essendo un conoscitore del pensiero orientale e in particolare delle arti marziali, posto qui un altro articolo di Gato, che adesso parla delle analogia tra Parkour e Arti Marziali. Mi piacerebbe sapere a questo punto se con la tua frase che ho citato intendi ciò che tratta Gato nell'articolo.

Do e Jutsu nel Parkour

Quando chiedevo che mi venisse spiegata la differenza tra il judo e il jujutsu, il mio sensei usava portarmi la metafora della montagna. Cerco di ricordarmela e di scriverla.
Per il mio maestro l’arte marziale è come una montagna e il viaggio (la vita) ci conduce verso la vetta. Ma come una montagna vera, una faccia è rocciosa e l’altra collinare, un lato freddo, l’altro assolato. Quando ci si prepara all’ascensione, dal basso, è possibile avere una visione d’insieme e decidere come si vuole salire: per la via più rapida e diretta o per il sentiero più lento e dolce. E’ in questa fase che, di fatto, decidiamo quale è il nostro obiettivo: vogliamo godere del panorama e imparare qualcosa sulla flora e la fauna locale oppure preferiamo acquisire delle tecniche che ci permettano di arrivare in vetta anche nelle condizioni più avverse?
Ed eccoci al nocciolo della questione, jutsu significa metodo, tecnica(1), il suo obiettivo è esplicitamente funzionale. Dall’altra parte il fine del do, che significa via, sentiero(1), è quello di raggiungere un certo livello di introspezione, una profonda esperienza della realtà (2).
Nel Giappone del XIX secolo, con l’era dei samurai al tramonto, la cultura cambiò e la tecnologia rese obsolete, in un modo o nell’altro, le arti di combattimento tradizionali. La gente volle comunque continuare a praticare le arti marziali ma dovette spostare la propria attenzione: questa nuova generazione scelse come scopo principale l’auto-miglioramento e l’elevazione spirituale(2). Successivamente questo cambiamento di obiettivo si tradusse in una ristrutturazione, più o meno marcata, del bagaglio tecnico delle discipline che, di fatto, non avevano più come priorità  l’efficacia.
Veniamo, finalmente, al Parkour. Ritengo che la nostra disciplina si trovi in una posizione privilegiata rispetto alle arti marziali giapponesi. Il jutsu del parkour, infatti, non consiste in una serie di tecniche per lussare le articolazioni o decapitare gli avversari, ma in un sistema generale per superare gli ostacoli dell’ambiente che si attraversa. E’ quindi evidente che il jutsu del parkour può essere applicato nella sua forma più utilitaristica senza che si debba venir meno ai propri principi etici (o senza incorrere in serie conseguenze legali). Praticare il jutsu significa, per me, tracciare dei percorsi in continuità  da un punto di partenza ad uno di arrivo prestabiliti, facendo attenzione:

• Ad applicare la giusta serie di movimenti (per non sprecare energia o tempo)
• All’ armonia dei movimenti che si susseguono (perchà© dalla fluidità  del susseguirsi delle tensioni muscolari deriva l’efficacia di una serie di movimenti)
• Alla silenziosità  degli impatti (perch੠“no sound, non shock”)

E il do? Beh, il lato più spirituale del parkour si trova nel superamento dei propri limiti mentali, nonchà© nel continuo rafforzamento della propria volontà  di progredire. Lavorare sul do nel parkour, per me, è:

• Portare a termine esercizi di condizionamento particolarmente faticosi (dal punto di vista fisico ma, soprattutto, da quello mentale) che mi prefiggo (per temprare la mia forza di volontà )
• Eseguire singoli movimenti rischiosi, ovvero motoriamente difficili e potenzialmente pericolosi (per sviluppare concentrazione e lucidità  nei momenti di stress)
• Raffinare le tecniche (per rispondere a un senso estetico e funzionale)

E’ bene ricordare, comunque, che c’è una base comune alle due pratiche: il condizionamento fisico. Nè il justu nè il do hanno modo di esprimersi se il corpo non è pronto ad affrontare gli ostacoli.
Per contro, ci sono alcune conseguenze specifiche delle due modalità  di allenamento. Allenare il jutsu porta come conseguenza una maggiore adattabilità , un’alta capacità  di improvvisazione nonchà© la possibilità  di vedere la città  come un tutt’uno ricco di possibilità  e non come una serie di ambienti stagni e passaggi obbligati. D’altra parte, sviluppare il do affina la precisione ed il controllo e la possibilità  di “sbloccare” passaggi ritenuti impensabili.
Ritorniamo per un attimo al Giappone: considerando il jutsu come modalità  funzionale e il do legato più alla ragione per impegnarsi in combattimento, ci rendiamo conto che pochissimi riuscivano ad armonizzare le due componenti. Questi rari casi non giustificano la convinzione che questa fosse la norma o che, dal punto di vista storico, il jutsu fosse identico al do degli alti fini etici(3).
La fortuna del Parkour è proprio qui: il do e il jutsu del parkour non sono così difficili da integrare come quelli nelle arti di combattimento giapponese. E’ possibile, per noi, sviluppare insieme le due cose: appoggiandoci al do per sviluppare e dare senso ad una tracciata e tracciando per uscire da una ricerca eccessivamente specialistica o estetizzante.



Note:
1. Da Wikipedia
2. Da Do vs Jutsu, Jeff Brooks
3. Da Le antiche arti marziali, Ratti Westbrook

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nella frase che hai citato intendevo una differenza effettiva tra i modi di praticare del "praticante"

i giapponesi ed i cinesi hanno molte affinità  ma anche molte differenze.. senza entrare in discorsi particolarmente marziali, posso dirti che quello che intendo è

il parkour è un insieme di tecniche esattamente come un'arte marziale tradizionale. Chi considera importante eseguire queste tecniche ed impararle al meglio, ottiene dei benefici; chi invece si pone di fronte al parkour con uno spirito diverso, ottiene altri benefici..

è difficile da spiegare ma la differenza tra chi pratica per soli scopi ginnici e chi invece lo fa perchè sente che c'è qualcosa di più è la stessa differenza che passa tra una persona che pratica un'arte marziale per imparare semplicemente delle tecniche e una persona che pratica per acquietare il proprio spirito e per rinforzare la propria mente

Si dice che l'inventore del buddismo Chan (o Zen) sia Bodhi Dharma, un maestro di yoga indiano che arrivato al monastero Shaolin in Cina, si era accorto che i monaci non avevano un addestramento fisico necessario a reggere le ore di meditazione; per questa ragione è nato il Wushu: L'arte marziale che rafforza il corpo e lo spirito.

Ora, se pratichi un'arte marziale solo per imparare tecniche va bene, diventi un'ottima persona comunque; se pratichi un'arte marziale perchè senti che dietro c'è di più, allora sarai più ricettivo anche in ciò che di più l'arte marziale ha da offrire.. Per il parkour sto intuendo che forse c'è una grande affinità  in questo

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