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Durante il suo soggiorno di 3 mesi a Londra, il nostro Filippo Coen è stato intervistato da Parkour Generations in merito alla sua esperienza di traceur ed atleta. Un’intervista a 360 gradi che copre non solo gli aspetti puramente sportivi ma anche umani di un ottimo traceur milanese. A voi :)

 

Da quanto tempo sei un traceur?
Ho cominciato a fare parkour tre anni e mezzo fa a Milano, in Italia. Quando ho cominciato facevo atletica da dieci anni. Ho imparato molti degli aspetti principali del parkour a quel tempo, prima ancora di iniziarlo. L’atletica mi ha insegnato la disciplina di un allenamento costante e di un miglioramento graduale e mi ha anche insegnato ad allenarmi da solo. In un certo senso posso dire di avere imparato molti degli aspetti dell’essere un traceur prima di venire a conoscenza del parkour stesso, anche se ovviamente non posso dire che un traceur lo ero di già , come anche non posso dire di esserlo diventato cominciando a fare parkour. Mi sono allenato molto duramente con un gruppo di validi praticanti (Milan Monkeys) dal primo giorno, ma stavo semplicemente allenando il mio corpo e iniziando a vedere una realtà diversa. Penso di aver cominciato a essere IN quella realtà non prima di un anno e mezzo dopo l’inizio del mio allenamento e di aver cominciato a essere PARTE di quella realtà non prima di due anni e mezzo dopo il mio inizio.

 
Su quali movimenti stai lavorando in questo periodo?
Non sto lavorando su nessun movimento in particolare. Piuttosto cerco di studiare in generale un modo di muovermi che mi dia delle buone sensazioni. Di base voglio sentirmi sicuro in qualsiasi movimento faccia. Sto anche lavorando molto sui breaking jumps, quindi sulla mia mente che è allo stesso tempo il mio peggior nemico e il mio miglior alleato. Non sto allenando tecniche particolari, ma movimenti e salti inusuali quando li trovo, per imparare a sentirmi a mio agio in ogni situazione.

 
Qual’è la percentuale del tuo allenamento che dedichi al potenziamento?
Non voglio dare delle risposte troppo nette perché potrebbero essere mal interpretate e dare al lettore un messaggio sbagliato. Ho attraversato diverse fasi nel mio allenamento. Pur avendo una buona base di potenziamento dall’atletica quando ho cominciato a fare parkour la percentuale che vi dedicavo era molto alta (circa il 50-60% del mio allenamento). Si trattava più che altro di potenziamento resistente o in altre parole di resistenza al potenziamento. Mi serviva per costruire una buona “Armatura” con la quale proteggermi dai miei errori e aiutare a sostenere la mia tecnica. Il periodo di questa prima fase è durato approssimativamente due anni e mezzo. Dopodiché ho cominciato a chiedermi quale fosse il tipo di potenziamento più adatto a migliorare allo stesso tempo il mio livello di parkour e ho realizzato che più del potenziamento resistente avrei dovuto lavorare sulla mia forza esplosiva. Quindi ho cominciato a inventare esercizi che fossero buoni per ME, per il MIO livello e per il MIO corpo. Ho ridotto il mio potenziamento resistente circa al 10% del mio allenamento totale e ho iniziato a portare il mio potenziamento esplosivo al 20%. Quindi da un iniziare 50-60% del tempo complessivo sono passato a un 30% di potenziamento perché non potevo dedicare lo stesso tempo del mio allenamento a un allenamento più duro e stressante. Ora, dopo all’incirca un anno, sto entrando in una nuova fase. Ho deciso di fare pesi per le gambe per migliorare principalmente i miei atterraggi, ma anche i miei salti. Ho bisogno di farli anche a causa di un infortunio vecchio (dovuto all’atletica) e di uno nuovo (ormai risolto ma da tenere sotto controllo). Non penso ci siano delle regole per il potenziamento, come d’altra parte per l’allenamento tecnico. Credo ci siano dei buoni punti da seguire, principalmente all’inizio del proprio percorso. Dopodiché ognuno dovrebbe chiedersi quali siano i propri obbiettivi e quale genere di allenamento sia il migliore per raggiungerli o per avvicinarcisi. Poi, semplicemente, correggere le cose che si pensano sbagliate poco per volta e tentare di migliorarle passo passo.

 

Quali sono I tuoi esercizi preferiti di potenziamento?
Durante la mia prima fase di allenamento i miei esercizi preferiti erano probabilmente le isometrie applicate a piegamenti, trazioni e gambe e la quadrupedia. Ora preferisco dei piegamenti particolarmente duri, muscle ups e potenziamento per le gambe applicato ai salti.

 
Chi o cosa ti ha influenzato maggiormente?
Ho diverse fonti di ispirazione e non penso di poter fare una graduatoria a riguardo perché mi aiutano su cose diverse e anche senza una di queste sarei una persona diversa. Penso che la mia maggiore fonte d’ispirazione sia io. Voglio migliorare per me stesso e mi piace sentirmi forte, bilanciato e rilassato allo stesso tempo; e il parkour mi da tutto questo. Dopodiché alcuni dei miei migliori amici che spingono e lavorano duramente con me ogni giorno, ma che anche mi danno più di questo. Mi piace parlare con loro riguardo qualsiasi cosa e ascoltare i loro consigli (non solo riguardo al parkour). I libri, che negli ultimi anni mi stanno donando lezioni e pensieri importanti. I miei genitori e mio fratello, che mi permettono di seguire i miei sogni e i progetti di vita e che reputo essere il miglior esempio da seguire. Non potrei fare nulla senza di loro. A volte persone che incontro per brevi periodi. Se provi a mantenere una mente aperta quasi qualsiasi cosa può insegnarti molto!

 
Cibo preferito?
Non ho un cibo preferito. Sono italiano e noi abbiamo migliaia di piatti squisiti! Cerco anche di mangiare spesso cibi etnici perché mi piace qualsiasi cosa ed è interessante vedere quanti sapori si possano ricavare da quasi gli stessi ingredienti! Frutta!

 
Le tre canzoni preferite che ascolti quando ti alleni?
Non mi sono mai allenato ascoltando musica. Non penso di potermi concentrare abbastanza e ascoltare cosa il dice il mio corpo. Qualche volta ascolto musica prima di andare ad allenarmi e il genere di musica che ascolto varia a seconda dell’allenamento che voglio fare o semplicemente da come mi sento in quel momento.

 
Cose che metti nello zaino senza le quali non ti potresti allenare?

Acqua…ma la dimentico spesso.

 
Come affronti un breaking jump?
Questa è una domanda molto difficile perché è una cosa sulla quale sto lavorando molto ultimamente e che sto cercando di risolvere anche io! Immagino che dipenda: un breaking jump può significare cose diverse. Può trattarsi di un salto molto grosso senza altezze o altri pericoli. Può trattarsi di un salto di dimensioni ridotte che sia però spaventoso per l’altezza o per altri rischi. Può anche trattarsi di un movimento strano che non hai mai provato prima. Quando affronto un salto molto grosso ad un altezza normale, senza altri pericoli e con una tecnica che conosco bene cerco di caricarmi e di sentirmi forte per prendere coraggio. Se non è troppo pericoloso atterro nel mezzo e faccio qualche tentativo per costruire il salto. Non mi piace questo modo però perché penso che per rompere un salto realmente si dovrebbe partire con l’intenzione di farlo. Non è importante il riuscirci realmente, ma l’intenzione che si ha nel momento in cui si salta. Quando affronto un salto anche di medie o ridotte dimensioni in altezza, prima penso se voglio dare maggiore importanza ai rischi del salto o alla mia motivazione di farlo. Se le mie motivazioni vincono allora devo solo convincere il mio corpo a saltare. Allora cerco di essere il più rilassato possibile perché so che se avrò troppa paura nel momento del salto la mia tecnica ne risentirà e sarà più facile che cada. Probabilmente il mio corpo non sarà neppure abbastanza veloce da reagire a un possibile errore. Quando devo affrontare un movimento strano che non ho mai provato prima in situazioni rischiose generalmente decido di non provare neppure. So che probabilmente fallirei e non voglio rischiare di sacrificare anni di duro allenamento per questo. Se questo movimento non dovesse presentare altri problemi se non quello della sua complessità, cerco solamente di elaborare una tecnica adatta nella mia mente prima di saltare. Dopodiché salto.

 
Dove vedi il parkour tra dieci anni?
Dipende dal significato che vogliamo dare a questa parola. Se per “parkour” intendiamo tutti i metodi di allenamento, modi di pensare, espressioni del corpo che esistono oggi e che sono in qualche modo collegati al parkour francese originale penso che ci saranno sempre più persone ad allenarsi o a giocare con questo e che crescerà veloce ed enormemente! Se per parkour invece intendiamo quel metodo di allenamento che aiuta una persona a crescere fisicamente, mentalmente ed emotivamente, quella disciplina che può darti un mondo diverso del quale far parte, ma che allo stesso tempo fa parte di questo mondo, solo più nascosto, che insegna valori che pensavi perduti nel passato, non penso che crescerà veloce ed enormemente allo stesso modo. Non fraintendetemi! Penso che il parkour originale crescerà, sono sicuro che crescerà, solo non con la stessa velocità degli altri “parkour”. Questo significa che non dobbiamo combattere per esso? No, perché sono sicuro che il PARKOUR originale sia più forte e onorabile e le sue radici sono più profonde. No, perché sono sicuro che possa aiutare le persone di più nelle loro vite, anche se dovesse trattarsi solo di uno sport per loro. No, perché mi ha aiutato molto nella mia e questo è il minimo che io possa fare per esso. Probabilmente crescerà più lentamente e meno, ma penso che possiamo ancora scegliere quanto più lentamente e quanto meno.

 
Un consiglio ai traceur che stanno iniziando adesso?
Ci sono talmente tante cose che vorrei dire che non so neppure quale sia la più importante! Se dovessi sceglierne una direi probabilmente: non siate impazienti, non siate ansiosi di migliorare velocemente. Rischiereste di perdere molti degli aspetti che fanno di un traceur un traceur. Ma ancora più importante perdereste molti aspetti che fanno di un uomo un uomo, o di una donna una donna. Non sto dicendo di aspettare che il vostro allenamento lavori per voi, dovreste e dovete lavorare duramente e la vostra volontà deve essere forte per raggiungere i vostri obbiettivi. Ma se per qualche motivo non doveste farcela, per favore, non sentitevi sconfitti. Qualcuno ha detto che “il viaggio è più importante della meta” e ha ragione. Potete essere traceur e traceuse eccellenti, uomini e donne, anche con abilità comuni; ma saltare più lungo, anche con un atterraggio perfetto, o essere più forti non faranno di voi dei traceur/euse, uomini o donne; lo faranno la passione che mettete nel vostro allenamento, la volontà di migliorare per sempre e la forza di non arrendersi mai.

 

Articolo originale: http://www.parkourgenerations.com/news/debrief-pkgen-questionsfilippo-coen